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Autore: admin

QUARTETTO EUPHORIA

Con il Quartetto Euphoria!
Regia di Banda OSIRIS
Cosa ci si può aspettare da un quartetto d’archi? L’esecuzione appassionata di un programma classico? O magari il confronto con il grande repertorio, tra evoluzioni narrative e virtuosismi? Di solito è questo ciò che accade. Di solito. Qui è la fantasia a regnare sovrana e in libertà, grande e inaspettata, va a braccetto con il rigore. Il Quartetto Euphoria si esibisce in una cornice che solo inizialmente è quella seriosa dei concerti classici. Nulla, degli inizi misurati, lascia presagire il caos sonoro che scuoterà musiciste e partiture. Bastano pochi minuti e la confusione si sostituisce alla logica.

ITALIANI CÌNCALI!


Con Mario Perrotta
Maximilian Nisi, Maria Letizia Gorga e Tiziana Bagatella
Regia di Mario PERROTTA
Una valigia di cartone con dentro pochi indumenti e tante speranze, un biglietto del treno diretto in Belgio che forse costa un po’ troppo, ma tanto è per un futuro migliore e si fa. Una donna, dietro le tende gonfiate dal vento del Sud, piange la partenza del proprio uomo che è andato a prestare le sue braccia per quel lavoro in miniera. L’attore compie un viaggio tra le rovine dei sentimenti di chi è rimasto o ha fatto in tempo a tornare, prima che lo scoppio lo portasse via. Siamo a Marcinelle.

CIRCE o Il profumo dei maiali

di Isabella Carloni
Regia di Isabella Carloni
Voce narrante della storia è la stessa protagonista, Circe, una maga terribile e ammaliatrice che seduce Ulisse e lo costringe a rimanere con lei per molto tempo, senza che quest’ultimo ne abbia la percezione. Non solo: chiunque tra gli uomini di Ulisse cerchi di fuggire, viene trasformato in un maiale. In questa nuova prospettiva, la trama spia sotto le vesti della seduzione femminile e osserva la riprovevole demonizzazione del corpo, rappresentata dal maiale su cui si svela un punto di vista curioso, che si piega davanti alle materiali pulsioni.

EDIPO E LA PIZIA

di Lucia Poli
con Lucia Poli e Giorgio Rossi
Maximilian Nisi, Maria Letizia Gorga e Tiziana Bagatella
Liberamente ispirato a un racconto di Dürrenmatt
Coreografie di Giorgio ROSSI
Regia di Lucia POLI
Il mito greco torna con le sue bizzarre riverenze e le curiose credenze, rappresentate da personaggi grotteschi che, nel gioco del testo, conducono a degli interrogativi comuni ad ogni spazio e tempo: sono delle entità superiori che condizionano il corso della vita dell’uomo, o è proprio quest’ultimo che muove le corde della propria esistenza liberamente, o è il caso che condiziona gli eventi? Edipo consulta l’oracolo della sacerdotessa di Delfi, per sapere chi fossero i suoi veri genitori. Lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, la bislacca sacerdotessa, che distribuisce sentenze con scandaloso senso dell’umorismo, risponde all’interrogativo che attanaglia Edipo.

LA PUPILLA


di Carlo Goldoni – 300 anni dalla nascita 1707/2007
con Pamela Villoresi, Elisabetta Valgoi e Luigi Tani
Regia di Giuseppe Argirò
La pupilla fu scritta nel 1757 e successivamente raramente rappresentata. Si può considerare un divertissement predisposto dal Goldoni a uso di quei letterati che lo trattavano da ignorante, ai quali volle offrire una garbata parodia del teatro cinquecentesco.L’allestimento vuole restituire la modernità dell’autore veneziano in un percorso che fonde teatro cinema e musica in cui il testo viene affrontato come uno spartito grazie alla sua struttura in versi che oscilla tra opera buffa e melodramma.

LE VOCI DI MEDEA

Con Tosca e Alessio Romano
Colonna sonora composta ed eseguita da Daniele D’Angelo
Regia di Elisabetta Pozzi
Lo spettacolo è essenzialmente un concerto vocale in cui l’attrice dà voce a tutti i personaggi presentati da Christa Wolf .Il romanzo è la rivisitazione del mito di Medea. La sua unione con Giasone da cui nascono due figli, il loro arrivo nella città di Corinto e l’impossibilità per Medea di essere accettata e integrata. Questa Medea, però, non arriverà ad uccidere i suoi figli, a differenza di quella euripidea, ma verranno lapidati dalla folla inferocita.

FEDRA

Elisabetta Pozzi
di Ghiannis Ritsos
Musiche composte ed eseguite dal vivo da Daniele D’Angelo
Regia di Francesco Tavassi
Monologo d’ispirazione mitologica, in cui il mito viene attualizzato e reso quanto mai vicino,umano e quotidiano, la Fedra di Ritsos, ispirata dalla figura mitologica descritta da Euripide nella tragedia Ippolito, esplora i turbamenti di una donna vittima delle proprie pulsioni e dei sensi di colpa che ne scaturiscono: un monologo intenso in cui l’attrice unisce la propria voce alle musiche, composte e eseguite dal vivo da Daniele D’Angelo. Parola, gesto e musica si fondono divenendo, nel contempo, protagonisti e narratori della tragedia.

A COME SREBRENICA

Roberta Biaggiarelli
Regia di Simona Gonella
L’11 luglio 1995 le unità serbo bosniache entrano in Srebrenica; seguono stupri, mutilazioni, esecuzioni civili, sepolture di vivi. Ma il massacro di 9.000 civili è solo il tragico epilogo di una storia iniziata tre anni prima. Lo “spettacolo” ricor-da le vittime e punta il dito contro i carnefici: un’attrice, sola sul palco, per più di un’ora diventa narratrice e protagonista di una storia dove Ragion di Stato e interessi della Politica Internazionale hanno giocato a Risiko con la vita di decine di migliaia di persone.

QUALCHE GUERRA DE LU QUARANTOTTO dai “Canti de l’autra vita”

di Giuseppe De Dominicis
con La piccola Orchestra di Fiati del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce
Regia di Carla Guido
Lo spettacolo è un recital in vernacolo. L’ironia e la brillantezza della scrittura viene sottolineata dal dialogo tra la voce recitante e la piccola banda. Due tradizioni, lu cuntu e la banda, che “unite” fanno sì che lo spettacolo sia coinvolgente, divertente e drammatico al contempo; e compie un percorso, di rivisitazione musicale e letteraria di una particolare situazione/narrazione storica “di rivolta e di liberazione”. Si raccontano, infatti, le imprese di Pietru Lau, brigante ed effervescente faccendiere che muore e va all’Inferno. Qui si ribella…

TRAPULE


Regia di Fabrizio Saccomanno
“Siamo nati e cresciuti nelle stesse vie di un paese del Salento. Negli anni abbiamo cercato di raccontare e fare testimonianza del mondo che ci circondava. Io con il mio corpo teatrale, Mino imbracciando una chitarra. Inconsapevoli stavamo dipingendo con colori accessi il nostro sud, quello che ognuno si porta nel cuore, quel poco che ne resta. Forse era inevitabile che i canti di Mino ed i miei cunti dovessero incontrarsi. Questo incontro lo abbiamo chiamato “trapule”. Attraverso la musica il canto la parola raccontiamo di un sud di cielo e terra, di uomini e donne memorabili loro malgrado, con ironia e disincanto, non senza uno sguardo sarcastico sulle miserie della nostra contemporaneità.” (F. S.)