VOCCAVERTA

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di Francesco Niccolini
Regia di Fabrizio Saccomanno
La grande storia di un piccolo uomo fuori dall’ordinario: Giuseppe da Copertino, santo.
Una storia picaresca, comica, commovente e al tempo stesso raccapricciante: una vita complicata, un padre sciocco e truffato dagli amici, quattro fratelli morti, una madre indurita dalla fatica e da una fede arida.
Una storia che si dipana dal primo Seicento, in un’età sfarzosa e sudicia, dove trionfano malattie gravi, infezioni, una giustizia ingiusta, una Chiesa onnipotente, ma – sopra a tutto – una vocazione sublime, l’amore bellissimo e assoluto di un giovanetto al limite dell’autismo che si innamora perdutamente de la mamma sua: la Madonna.
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ARSENICO E VECCHI MERLETTI

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di Joseph Kesserling
Regia di Fabrizio Saccomanno
La commedia, un classico del teatro di tutti i tempi, ci fa entrare nell’atmosfera surreale di una casa di Brooklyn negli anni ’40 dove vivono due candide, miti, religiose vecchiette.
Lo sbalordito ed agitatissimo nipote Mortimer, scopre una terribile realtà -scoprendo anche di essere “capitato” in una famiglia di pazzi-; cercherà in tutti i modi di risolvere la scabrosa e intricata faccenda, in un susseguirsi di colpi di scena e situazioni comiche esilaranti fino ad un imprevedibile epilogo.
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VIA

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di Stefano De Santis / Fabrizio Saccomanno
Regia di FABRIZIO SACCOMANNO
Questo spettacolo racconta la grande e dolorosa emigrazione degli italiani che andarono a lavorare nelle miniere di carbone in Belgio. Racconta l’Italia del dopoguerra, gli accordi tra la nascente repubblica italiana ed il Belgio, il viaggio nei treni rinchiusi come bestie, il duro lavoro in miniera, la tragedia di Marcinelle.
Il lavoro è stato scritto a partire dalle proprie memorie familiari. Le storie raccontate dai nonni e dai genitori sono state ritrovate nelle parole delle vedove e dei minatori tornati in Italia, raccolte in un lavoro sul campo di interviste che offrono una ricostruzione aguzza e inflessibile di quella vicenda.
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QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO

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Di Luigi Pirandello
Regia di Matteo Tarasco
L’opera si presenta come un’accesa polemica contro il teatro di regia che, alla fine degli anni ’20, si stava diffondendo in Europa e affacciando anche in Italia. È una commedia molto divertente che mette in scena tutto ciò che accade fuori dalla scena.
Senza il regista lo spettacolo non può andare in scena, ma anche senza lo spettatore. In questo dibattito/conflitto tra regista e spettatore si insinua poi l’attore, che passa dal costituire un soggetto all’essere meramente un oggetto nelle mani del regista.
Cosa vedranno gli spettatori? Vedranno uno spettacolo non spettacolo. In altre parole sarà come spiare dal buco della serratura quello che accade in una sala prove, come sbirciare dietro le quinte per vedere la vita vera attraverso l’arte.
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SOGNO

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di August Strindberg
Regia di MATTEO TARASCO
È la storia di un viaggio, un’odissea metafisica, dove la figlia di Dio, creatura immortale, decide di farsi mortale e discendere nel mondo per il desiderio irrefrenabile di comprendere che cosa significa vivere come un essere umano.
Lo spettacolo itinerante trasformerà ciascuno spettatore in un esploratore: il pubblico del sogno, infatti, si addentrerà nei meandri più misteriosi di Villa Tamborino, scoprendo anfratti segreti e magiche prospettive, divenendo parte integrante del Sogno.
Spettacolo itinerante. Si accede dalle 21 in poi dall’ingresso di Viale Addolorata.
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L’ATTESA da “Aspettando Godot”

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di Samuel Beckett
Regia di Fabrizio Saccomanno
Ci sono testi che contengono un mistero che solo l’azione scenica disvela a fatica; testi che, come Aspettando Godot, rappresentano una sfida impari per quanto siano inavvicinabili ed impegnativi, che mettono a dura prova il lavoro stesso dell’attore e dello spettatore; testi che vale la pena fare solo quando la vita o il momento te lo suggerisce.
L’attesa è il tentativo di avvicinamento di un linguaggio inafferrabile attraverso un uso affatto originale di un registro linguistico e del lavoro di due attori a cui è stato chiesto di non inseguire stilemi, ma di stare ed abitare un universo che sempre più è parso quotidiano ed aderente alla realtà.
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MISURA PER MISURA

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Di William Shakespeare
Regia di MASSIMO GIORDANO
Se una legge promettesse la morte a chi consuma rapporti sessuali fuori dal matrimonio, quanti sopravviverebbero? Pochi o nessuno, realisticamente. Questa norma rappresenta il casus belli che dà la stura creativa a Shakespeare, permettendogli di erigere quel monumento alla caducità della carne e della virtù che è Misura per misura.
In un’immaginaria città, dura e livida, il desiderio sessuale detta tempi e modalità di vita di ognuno dei personaggi di questo lavoro: nella legge o nella trasgressione di essa, nella fornicazione o nella sua perpetua rinuncia, nella vita o nella morte. In questo capolavoro assoluto, il Bardo fa sfilare puttane e puttanieri, papponi e cornuti, farisei e pubblici peccatori, tutti ammantati di apparente leggerezza che, pur ammiccando sovente ad una genuina comicità, sfocia invece in grigie miserie e squallide perversioni.
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CENERENTOLA

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con Mariliana Bergamo, Antonio Miccoli, Francesca Nuzzo,
Serena Rollo, Fabio Tinella coreografie di Annamaria De Filippi
Regia di Tonio De Nitto
Al tempo della nostra storia Cenerentola viveva, orfana, confinata a far la serva in casa propria per la sua nuova mamma matrigna e per le sorelle goffe e culone.
Al tempo della nostra storia c’era anche un principe, timido e impacciato, che non era mai uscito dal regno e per farlo accasare ai regnanti non era restato che organizzargli una festa, un ballo, anzi due, forse tre. Al tempo della nostra storia tutto era praticamente come oggi.
Invidie e gelosie all’interno del nucleo familiare, ma anche un mondo, che presto può rivelarsi diverso da com’è o come dovrebbe essere, un mondo dove madri spregiudicate sono disposte a tutto pur di “arraffare” tutto quello che si può e che non si può ottenere, manipolando le figlie come marionette per raggiungere i propri fini.
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IANCU, UN PAESE VUOL DIRE

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di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno
Regia di Salvatore Tramacere
Un lavoro Questo è il racconto di una giornata. Una domenica dell’agosto del 1976 in cui la grande Storia, quella con la S maiuscola, invade la vita e le strade di un paese del Salento. Un famoso bandito, fuggito dal carcere di Lecce due giorni prima, è stato riconosciuto mentre si nasconde nelle campagne del paese. Inizia così una tragicomica caccia all’uomo che coinvolge un po’ tutti, bambini compresi. E’ il racconto di un’infanzia e degli inganni e le illusioni che la circondano. Ed è soprattutto il racconto di un’epoca.
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ROMEO E GIULIETTA

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di William Shakespeare
con Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio Tinella
Regia di Tonio De Nitto
“Romeo e Giulietta” è chiedersi quanto i genitori amino veramente i figli, quanto possano capirli, quanto invece non imparino a farlo troppo tardi. È un gruppo di famiglia sbiadito e accartocciato dal tempo, una foto che ritrova vigore e carne per poi consumarsi e scolorirsi di nuovo. È un meccanismo perfetto, un ingranaggio linguistico e scenico che va avanti nonostante essi stessi, dal quale però ad un certo punto può succedere di voler scendere e in qualche modo di farlo veramente, costi quel che costi. “Romeo e Giulietta” sono due adolescenti di una comitiva che si cancella per sempre nel tempo di un paio di giorni.
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