QUALCHE GUERRA DE LU QUARANTOTTO dai “Canti de l’autra vita”

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di Giuseppe De Dominicis
con La piccola Orchestra di Fiati del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce
Regia di Carla Guido
Lo spettacolo è un recital in vernacolo. L’ironia e la brillantezza della scrittura viene sottolineata dal dialogo tra la voce recitante e la piccola banda. Due tradizioni, lu cuntu e la banda, che “unite” fanno sì che lo spettacolo sia coinvolgente, divertente e drammatico al contempo; e compie un percorso, di rivisitazione musicale e letteraria di una particolare situazione/narrazione storica “di rivolta e di liberazione”. Si raccontano, infatti, le imprese di Pietru Lau, brigante ed effervescente faccendiere che muore e va all’Inferno. Qui si ribella…
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TRAPULE

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Regia di Fabrizio Saccomanno
“Siamo nati e cresciuti nelle stesse vie di un paese del Salento. Negli anni abbiamo cercato di raccontare e fare testimonianza del mondo che ci circondava. Io con il mio corpo teatrale, Mino imbracciando una chitarra. Inconsapevoli stavamo dipingendo con colori accessi il nostro sud, quello che ognuno si porta nel cuore, quel poco che ne resta. Forse era inevitabile che i canti di Mino ed i miei cunti dovessero incontrarsi. Questo incontro lo abbiamo chiamato “trapule”. Attraverso la musica il canto la parola raccontiamo di un sud di cielo e terra, di uomini e donne memorabili loro malgrado, con ironia e disincanto, non senza uno sguardo sarcastico sulle miserie della nostra contemporaneità.” (F. S.)
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SALENTO FULL MONTY

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con Antonio Botrugno, Fernando Colazzo, Antonio Gemma, Raffaele Gili, Massimo Giordano, Gianfranco Massaro, Giuseppe Resta
Regia di Matteo Tarasco
Questa è la storia di sette uomini che avvertono l’urgenza profonda di reagire alle drammatiche conseguenze della crisi economica che ha investito il Paese, prima fra tutte l’incubo della disoccupazione. Com’è naturale, tutto questo sconvolge pesantemente la loro vita, la loro identità e i loro rapporti con la famiglia, mette in forse le loro certezze e li costringe ad una “vivace” reazione. Dopo aver superato le perplessità del caso, ognuno con motivazioni diverse, aderirà ad un folle progetto di riscatto e rivalsa, entusiasticamente promosso e sostenuto dal direttore artistico della compagnia, che teme di perdere la potestà sul figlio.
In altre parole… Se la crisi ti ha messo in mutande, tu toglitele!
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NON CE NE IMPORTA NIENTE

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Le Sorelle Marinetti
di Giorgio Bozzo
Musiche eseguite dal vivo dal Quartetto Jazz dell’Orchestra Maniscalchi
Regia di Max Croci
Non è un semplice concerto, ma una vera e propria pièce di teatro musicale, che propone allo spettatore un viaggio temporale a ritroso, verso gli anni ’30. Anni di grandi inquietudini, per l’approssimarsi all’orizzonte di nubi nere, ma anni anche di voglia d’evasione e di spensieratezza che, grazie alla scuderia di autori, cantanti e direttori d’orchestra dell’Eiar (l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, da cui sarebbe nata la Rai) ha prodotto un repertorio di canzoni che ancora oggi mettono buon umore. Interpreti di questo viaggio sono le Sorelle Marinetti, un trio di “ragazze” davvero particolari, che, affascinate dall’esperienza artistica e umana del Trio Lescano, raccontano con gustosi sketch la società del tempo e interpretano i più grandi successi di quegli anni.
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L’INFERNO NON ESISTE? – Tratto da “Due storie”

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Di Susanna Tamaro
con Laura Lattuada
Regia di Matteo Tarasco
Con la sua scrittura poetica e sublime, Susanna Tamaro ci ricorda che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo, che le parole sono potenze che esercitano su di noi un potere invisibile. Il dittico che compone “L’Inferno non esiste?” (“L’inferno non esiste” e “Di nuovo lunedì”) è una tragedia greca in un interno borghese: la storia cupa, disperata ed estrema di una donna che nega la propria femminilità; la storia di figlie incapaci di essere madri; la storia di madri e figlie vittime di un universo maschile popolato da orchi. “Sentivo il bisogno di parlare del dolore degli innocenti, un dolore che è sempre sulle prime pagine ma che sembra non toccare più i cuori di nessuno”. (S. Tamaro)
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Amore e Psiche

EDMUND KEAN Genio e sregolatezza

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Di Raymund FritzSimmons
Con Giuseppe Pambieri e con Juliane Reiss
Regia di Giancarlo Zanetti
Messo in scena per la prima volta nel1989 con l’interpretazione di Ben Kingsley, racconta la travolgente vita di Edmund Kean. Nello spettacolo Kean è concepito come un mostro, un uomo sfrenatamente ambizioso, perennemente alla ricerca di una fama immediata, un uomo convinto in modo paranoico che tutti cospirino contro di lui, un megalomane che non permette a nessuno di splendergli accanto, un uomo sinistro, un vulcano di rancore accumulato, un temporale di veleno, un torrente di bile: un uomo con una spinta incontenibile all’autodistruzione che già a trent’anni si è completamente consumato. Sì, Kean è un mostro, abbrutito dall’alcool e sifilitico. Ma Kean è il primo grande attore romantico e l’insuperabile interprete di Shakespeare.
Tutto lo spettacolo oscilla tra il suo carattere e quello dei personaggi che interpreta sulla scena, temprati dalle esperienze della sua vita. Le sue ambizioni riecheggiano nel Riccardo III. La sua misantropia sempre più profonda evoca Coriolano e Timone. Quando la sua mente è sconvolta si trasforma in Re Lear. L’addio di Otello (“Addio per sempre, pace dell’anima mia, addio felicità del cuore!”) è visto come la chiave per comprendere la sua vera personalità. Per Kean non c’è tranquillità né appagamento. Nell’addio mette a nudo la sua anima tormentata.
Fra tutte le paranoie, le megalomanie, le fanfaronate, le sbornie, le storie con le prostitute, è comunque una grande voce che chiede implorante pietà e comprensione.
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ALICE

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da Lewis Carrol
con Romina Mondello
e con Salvatore Rancatore, Giulia Galiani, Odette Piscitelli
Regia di MATTEO TARASCO
“Alice” non è uno spettacolo per bambini. Se i libri di “Alice” hanno acquisito la certezza dell’immortalità, questo è perché continuano ad essere letti e gustati dagli adulti. I bambini a volte si trovano disorientati dall’atmosfera “dark” dei sogni di Alice. Lewis Carroll, con il rigore del matematico, e lo scrupolo di un chierico, ci conduce in un viaggio nel profondo dell’animo umano, ove le contraddizioni più aspre si fondono, per restituire un’immagine del mondo vividamente controversa. Un mondo di meraviglie osservato attraverso lo specchio della propria coscienza, che sempre ci restituisce un’immagine distorta e traslata dell’essere.
Lo spettacolo ci ricorda che Alice potrebbe Lo spettacolo ci ricorda che Alice potrebbe essere la sorella di Amleto: lo specchio rappresenta un confine, al di là del quale tutti noi possiamo credere di essere o di non essere principi, re e regine. Se Amleto scappa e si rifugia e nella finzione della follia, Alice scappa e si rifugia nella follia della finzione, dove tutto può essere o non essere, ma nulla è un problema, bensì un enigma, che altro non è che un problema senza soluzione, come gli indovinelli del Cappellaio Matto, come gli interrogativi del principe di Danimarca.
La scena è la stanza di Alice nel Manicomio di Wonderland, una vecchia stanza abbandonata, un fetido rimasuglio dell’epoca vittoriana, che lo spettatore scruterà attraverso il pavimento sfondato del piano superiore, in una prospettiva distorta: la parete di fondo della scena è il pavimento della stanza, che è al contempo il luogo dove il male di vivere fa risuonare le proprie urla, nonché il regno di una creatura speciale che vede al di là delle cose che si vedono.
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NON C’È PIÙ IL FUTURO DI UNA VOLTA

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Con Zuzzurro e Gaspare
Di Aicardi, Formicola, Pistarino, Freyrie
Regia di Andrea Brambilla
E se pensare al futuro, per una volta, diventasse divertente? E se riuscissimo, in questo momento particolare, a riderci sopra, a dissacrarlo? Non sarebbe forse la formula migliore?
Nasce così questo spettacolo, che attinge ovviamente a piene mani nelle tecniche consolidate e giocate del cabaret, aggiungendo il piglio personale, il ritmo serrato, il piacere della battuta, una lungimiranza da teatranti, da cittadini acuti ed osservatori, una comicità veloce e democratica.
Insomma il proprio marchio di fabbrica, ridere, perché una risata si infiltra nei polmoni, nello stomaco prendendo la strada secondaria del pensiero, del vedere e del capire…
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Il BURBERO BENEFICO

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di Carlo Goldoni
Con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini
Regia di Matteo Tarasco
Questo lavoro di Carlo Goldoni è un capolavoro assoluto, mai abbastanza frequentato dai teatranti.
E’ una straordinaria commedia di caratteri, che descrive un mondo vacuo e corrotto dove soltanto un uomo retto e puro, Geronte, si staglia moralmente.
Testo scritto inizialmente in francese per il debutto parigino alla Comedie Française, fu molto applaudito da Metastasio e Voltaire.
In questa versione scenica, la commedia di carattere si trasforma in commedia con canzoni e musiche originali, in una giostra di generi e stili che s’intrecciano a “corrompere” e reinterpretare il Settecento.
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LA BANDA DEGLI ONESTI

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Con Giacomo Rizzo
Di Mario Scarpetta
Dalla sceneggiatura del film di Age e Scarpelli
Regia di Giacomo Rizzo
Negli anni ’50 Totò si era accostato a Scarpetta, interpretando per il cinema tre sue commedie (Il medico dei pazzi, Un turco napoletano e Miseria e nobiltà).
Nel 1998, Mario Scarpetta, con un umile ma sincero omaggio, si accostò al grande principe della risata trascrivendo per la scena teatrale uno dei suoi più divertenti e famosi film: le vicende di quel Don Gennaro (Totò), portinaio con pochi soldi e molti sogni e Don Ferdinando (Peppino De Filippo), tipografo, non meno squattrinato e sognatore che insieme stampano un bel gruzzolo di banconote false.
“La cosa più difficile è stata quella di doversi dimenticare di Totò”, dichiarò il compianto Scarpetta.
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